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Oltre i dati Istat. Il valore reale delle relazioni nel sociale

07-06-2026 13:44

Tommaso Parisi

MONDO NO PROFIT,

Oltre i dati Istat. Il valore reale delle relazioni nel sociale

Oltre i numeri Istat, il non profit è il tessuto vivo che unisce le nostre comunità. Scopri il valore reale delle relazioni e delle reti nel sociale

Ci sono numeri che si limitano a contare e numeri che raccontano una storia. Gli ultimi dati del Censimento Istat sulle istituzioni non profit fotografano un'Italia silenziosa che ogni giorno sceglie la vicinanza per sconfiggere l'isolamento. Per chi come noi vive e lavora nella "bottega" del sociale, queste cifre sono una conferma del valore generato quotidianamente: nel nostro Paese si contano circa 368mila realtà attive che danno lavoro a ben 949mila dipendenti. Cifre importanti che ci dicono che la cura dell’altro non è un impulso passeggero, bensì un'infrastruttura solida capace di sorreggere l'intera comunità.

 

La vera svolta è però culturale. Due terzi delle istituzioni non profit sono orientate alla pubblica utilità e quasi la metà si dedica interamente alle fragilità, offrendo risposte concrete a chi convive con la disabilità, con le difficoltà economiche o con la tutela dei minori. Spesso, camminando per le strade delle nostre città, non ci rendiamo nemmeno conto di quante ferite incrociamo e, soprattutto, di quante mani si stiano già muovendo per curarle.

 

Il censimento mette in luce un elemento profondo: il sociale non sa e non deve stare da solo. Oltre il 90% delle organizzazioni lavora in rete, dialogando con i Comuni e stringendo alleanze tra soggetti privati.Nelle nostre piazze lo sappiamo bene: i gruppi di volontariato, le associazioni e le tante realtà locali che nascono da una forte spinta ideale sono spesso il vero collante rimasto nei quartieri. Nel rapporto si nota come ben il 25,1% dei legami significativi nel privato avvenga proprio attraverso gli enti religiosi e legati a mondi spirituali. Questa capacità di fare squadra è l'unica protezione reale per un anziano solo o per intercettare i bisogni dei più giovani prima che si trasformino in emergenze. 

 

Un capitolo cruciale del censimento riguarda poi l'innovazione. Più dell'80% delle associazioni oggi utilizza internet, eppure, tra le realtà che non hanno ancora adottato strumenti digitali avanzati, ben tre su quattro dichiarano che le nuove tecnologie non sono rilevanti per le proprie attività. Questa resistenza somiglia a una forma di pudore: il timore che lo schermo possa raffreddare il calore di uno sguardo o l'ascolto di una confidenza. Ma la sfida del futuro è proprio questa: usare l'innovazione non per sostituire la presenza, ma per liberare tempo e risorse da dedicare all'incontro umano. Il digitale può diventare un alleato per gestire meglio i progetti di inclusione o per coinvolgere i ragazzi più giovani parlando la loro stessa lingua.

 

Per molto tempo il mondo della solidarietà ha cercato di farsi ascoltare evocando il vuoto, chiedendo cosa succederebbe se il Terzo Settore sparisse. Questo censimento ci invita a rovesciare la prospettiva. Il valore si dimostra rendendo visibile la pienezza di ciò che già esiste. Il sociale non è una toppa d'emergenza, ma il tessuto vivo che genera fiducia e restituisce dignità alle persone. Dietro ogni singola percentuale Istat ci sono storie di riscatto, ore rubate al sonno e porte aperte a chi ha perso tutto. La riflessione che ci resta tra le mani si trasforma in una responsabilità comune: capire come possiamo, ciascuno nel proprio quotidiano e con le proprie competenze, fare la nostra parte per rendere questa rete ancora più forte, accogliente e vicina a chi ne ha bisogno.

 

Tommaso Parisi